Ma Adesso Cambiamo Argomento

e parliamo di...



Zingari

Un ministro del governo Conte, appena insediato dopo le elezioni del 2018, disse pubblicamente che voleva fare un censimento dei Rom; e aggiunse che sarebbe stato bello poterli cacciare dal nostro paese. Questo ministro in un certo senso aveva “ragione” – se con “ragione” intendiamo la capacità di interpretare il sentimento popolare più diffuso e dunque di raccogliere il consenso – infatti è innegabile che siano in tanti nel nostro Paese ad avercela con i Rom, e/o ad averne paura.

Già, ma di quali Rom stiamo parlando? Ci sono almeno due storie diverse che li riguardano: quella nei Balcani e quella nell’Europa occidentale. Per quanto riguarda i Balcani, è una storia semplice: furono tutti schiavizzati, o messi in condizione di lavorare soltanto per pagare le imposte. C’erano i capi Rom che fungevano da mediatori con il signore locale, garantendogli il rispetto del più elementare modello di sottomissione: il potere va dall’alto al basso (il signore domina il popolo), mentre i beni vanno dal basso all’alto (dal popolo al signore locale). In cambio contrattavano alcuni vantaggi: potevano gestire la giustizia al loro interno, e mantenevano il diritto al nomadismo. Quando si è sottomessi, non c’è nessun problema.

In Italia e nelle terre cristiane, i Rom fin dal Medioevo vengono bollati come “popolo maledetto” – come tutti gli infedeli – ma c’è anche un’altra ragione: un popolo nomade in un continente di popoli stanziali è di per sé una mina vagante, e percebibile sempre come una minaccia (proprio come quell’altro popolo là). La Storia ufficiale del resto non ha dubbi: l’intera evoluzione dell’umanità, come abbiamo imparato a scuola, è dovuta all’affermarsi delle civiltà sedentarie. È iniziata con i primi regni agricoli che hanno garantito stabilità, pace, regole per la convivenza sociale. La casa è il simbolo stesso della civiltà, assieme al nostro modello di famiglia. Il tenore di vita nel corso dei secoli si è elevato, per chi rientrava nel modello, a livelli inimmaginabili. Sono i sedentari che lasciano tracce permanenti, dalla cultura scritta all’architettura. Viceversa si considerano inferiori, o ignoranti, o parassiti, quei popoli che non si sono sedentarizzati. Davvero sorprendente vedere come storie di 700 anni fa siano così ben radicate ancora oggi nel nostro immaginario: questa storia è una specie di manuale su come nasce uno stereotipo.

Qui all’inizio succede che i capi Rom si fingono conti e duchi di un popolo di pellegrini egiziani, convertiti e in viaggio di espiazione. Durante tale viaggio, si fanno donare beni dai signori locali per distribuirli al loro popolo e sfuggire così al modello dominanza/sottomissione. Diverse cronache tra il 1417 e il 1430 (indipendenti tra loro e dunque verosimili) riportano lo stesso racconto: “Siamo egiziani ma cristiani, dobbiamo espiare la nostra apostasia che ci condanna a un pellegrinaggio di sette anni prima di poter tornare nella nostra terra. Aiutateci. Queste sono le nostre lettere di presentazione”. Lettere firmate dal Papa o dall’imperatore del Sacro Romano Impero. Stesse scene in Italia, in Olanda, in Provenza. Naturalmente le lettere erano false, e trascorsi i sette anni i Rom continuavano a girovagare tranquillamente.
Presentandosi come pellegrini, i Rom si inserivano nelle modalità accettate di mobilità sul territorio. In questo modo, riuscirono a chiedere e ricevere elemosine dagli europei occidentali. Queste elemosine si accompagnano ad altre attività: la divinazione, il commercio dei cavalli, gli spettacoli di piazza.
Spesso vengono accusati di rubare, e in vari casi vi sono episodi di tensione con le comunità locali. Un frate bolognese li definisce come “li più fini ladri che se vedesse mai”. Si dicono pellegrini ma si comportano da predatori, sfruttano la creduloneria degli indigeni, si vestono male ma senza essere poveri, chiedono elemosina come fosse un tributo da riscuotere. Vanno alla conquista di un continente senza usare la forza, ma con l’astuzia.
Le elemosine nel corso del secolo cambiano significato: vengono date perché gli zingari se ne vadano, o perché non entrino affatto in città. In Toscana ancora nell’Ottocento i sinte rosengre si presenta regonolarmente presso i signori locali a riscuotere il dovuto (sotto forma di “elemosina”). Quando il pellegrinaggio passa alla generazione successiva, smette di essere tale e diventa vagabondaggio di mendicanti.

Da questo momento diventano anche il bersaglio delle repressioni. L’Europa moderna, post-feudale, si è costruita con una lotta sanguinaria contro i vagabondi e i poveri. Il tentativo del popolo maledetto di sfuggire alla logica mercantile attraverso l’economia del dono, si scontra violentemente contro il nuovo sistema.
Di fondo, i Rom vengono perseguitati perché rifiutano di sottomettersi al lavoro salariato. Sono portatori di un’alterità irriducibile, destabilizzante e vista come diabolica. Gli esempi di legislazione antizingara compaiono per primi in Svizzera e Nord Italia a partire dal 1471, e da allora si allargano a macchia d’olio fino a raggiungere le zone più remote d’Europa nel giro di circa 70 anni.

Franco Battiato, Nomadi (1988)

Anche fra gli studiosi c’è comunque qualche eretico che mette in dubbio questo nostro senso comune sulla “superiorità stanziale”. Per esempio il politologo americano James Scott nel libro Le origini della civiltà (ne scrisse Alessandro Vanoli su La Lettura del 28 ottobre 2018): «E se ci fossimo sbagliati? Se stessimo esagerando l’importanza di tali forme di sedentarizzazione?» si chiedeva. «In termini di benessere umano, il lavoro dei campi si dimostrò molto spesso tutt’altro che vantaggioso. Inoltre stiamo cominciando a capire quanto gli Stati antichi furono fragili di fronte a malattie, carestie e guerre… In fondo, dai Galli ai Sioux, la storia è piena di esempi di popolazioni intere che hanno combattuto sino all’ultimo per non essere controllate da uno Stato». Vista così, la Storia sembrerebbe una continua sfida tra chi si sposta e chi sta fermo, e anche se chi sta fermo tendenzialmente prevale, non per questo chi si muove smette di farlo.

Ma adesso cambiamo argomento, e parliamo di…

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