Ma Adesso Cambiamo Argomento

e parliamo di...



Yang and beautiful

Nella riviera romagnola – come in molte altre riviere del Mediterraneo – le barche dei pescatori esibivano a prua il disegno stilizzato di due occhi, come buon auspicio per la navigazione. Beh, quella pupilla scura sullo sfondo bianco è praticamente identica all’antico simbolo cinese dello Yang: la luce che contiene in sé l’oscurità, il bene che contiene in sé il male.

Coincidenze? Io credo di sì. Del resto il simbolo non ha quella forma circolare in cui l’oscurità e la luce si abbracciano formando un’entità inscindibile; ha invece una struttura gerarchica: lo Yin (scuro, cioè il contorno degli occhi) contiene lo Yang (chiaro, cioè la sclera), che a propria volta contiene ancora lo Yin (scuro, cioè la pupilla). E gli esemplari di questa entità gerarchica sono due, simmetrici ma separati, uno a sinistra e uno a destra. Come in un gioco di scatole, anch’esse cinesi, che potrebbe continuare infinitamente.

Baustelle, Rèclame (2003)

“In ogni estate trovo che / un po’ di morte in fondo c’è / In ogni morte trovo che / un po’ d’estate in fondo c’è / in ogni morte…”. Già, perché la vita è sempre circondata dall’inverno, che sta prima e dopo di essa, ma se ci spostiamo ancora prima e ancora dopo, troveremo di nuovo la vita, e così via senza poter dire quale dei due prevalga alla fine.

Possiamo dire però che alla fine de L’insostenibile leggerezza dell’essere, Teresa scopre una sensazione di felicità contenuta in una cornice di tristezza. E che magari è così per tutte le dualità, non solo nelle culture orientali. Il bene dentro il male, il male dentro il bene, la vita dentro la morte, la morte dentro la vita, la destra dentro la sinistra eccetera, l’aggressività dentro la gentilezza eccetera, l’amore dentro l’odio eccetera eccetera eccetera. Solo che non vanno ancora a costituire un tutto unico e perfetto, ma si alternano in una perenne sopraffazione reciproca.

Del resto, all’inizio di quello stesso libro, l’autore va agli albori della civiltà citando Parmenide con le sue contrapposizioni, nelle quali c’è sempre un elemento positivo, un bianco, e un elemento negativo, un nero. Soltanto una, fra tutte le dualità dell’universo, resterebbe ambigua: la questione del peso. La leggerezza è Yin o Yang, è luce o buio, è positiva o negativa?

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