Ma Adesso Cambiamo Argomento

e parliamo di...



Watson

Il Ku Klux Klan ha una storia antica. Fu fondato nel 1865 in una cittadina del Tennessee, da un gruppo di emigrati scozzesi che – essendo proprietari terrieri – non avevano gradito l’emancipazione dei neri dallo schiavismo. Le parole “Ku Klux” sono una traslitterazione del greco kyklos (“cerchio”), mentre “Klan” scritto con la K è un omaggio alla massoneria scozzese.

Le conseguenze di quell’iniziativa durano ancor oggi. L’11 gennaio 2018 è morto in un carcere del Mississippi l’ex pastore battista Edgar Ray Killen. Aveva 92 anni, e ne stava scontando 60 per un triplice omicidio avvenuto nel 1964: in quanto leader locale del Ku Klux Klan, aveva ucciso in un agguato nella notte tre attivisti per i diritti civili, e poi bruciato e sotterrato i loro corpi. La storia è stata raccontata dal film Mississippi Burning – Le radici dell’odio. Già all’epoca l’episodio aveva suscitato una rivolta contro i suprematisti bianchi, anche perché dei tre ragazzi assassinati soltanto uno era nero, mentre gli altri due facevano parte della classe media del nord degli Stati Uniti. Tutto questo spinse pochi giorni dopo il presidente Lyndon Johnson a firmare il Civil Rights Act che aboliva la segregazione razziale. Molti dei complici di Killen furono processati e condannati a pene lievi, mentre lui la scampò in quanto gli inquirenti non volevano incarcerare un religioso. Soltanto molti anni dopo ci fu un nuovo processo, e il capo della banda – mai pentito – fu condannato nel 2005.

Invece Charles Denton Watson, detto Tex, è ancora vivo e detenuto in un carcere californiano. Lui non era membro del Ku Klux Klan ma della Manson Family: insieme agli altri seguaci del visionario capo, avevano infatti compiuto nel 1969 una serie di omicidi particolarmente brutali fra cui quello di Sharon Tate. Manson sperava che la polizia desse la colpa di quei crimini agli attivisti delle Black Panther, invece finì dietro le sbarre con tutta la sua comune. Il progetto più ampio di Charles Manson, notoriamente chiamato Helter Skelter da una canzone dei Beatles, era quello di scatenare una guerra razziale fra bianchi e neri. Un obiettivo dunque non così diverso dal Ku Klux Klan, ma attuato secondo una strategia delirante che ancora oggi mette inquietudine.

C’è però un altro Charles Watson, inglese, che fa il musicista. Nel 2006 ha fondato con Rebecca Taylor il duo Slow Club a Sheffield, e hanno fatto cinque album. Ora hanno entrambi una carriera solista, più orientata all’elettronica lei, più al gentile folk americano lui.

Watson ha esordito quest’anno con Now That I’m A River.

La casa discografica è la Moshi Moshi, di Londra, una delle mie preferite.

“Moshi moshi” è l’espressione idiomatica che si usa in Giappone per rispondere al telefono, equivale all’italiano “Pronto?”. Ma letteralmente corrisponde al verbo “parlare”, e il perché venga detto due volte è oggetto di varie discussioni. E anche il perché i tre fondatori della Moshi Moshi abbiano deciso di chiamarla così, non si sa.

Comunque nel 2018, oltre a Charles Watson, questa casa discografica ha pubblicato Brushes With Happiness di The Wave Pictures, Last Night di Benin City e soprattutto Anno, una riscrittura delle Quattro Stagioni di Vivaldi ad opera di Anna Meredith:

Inoltre il 7 settembre è uscito Family Of Aliens, il terzo album dei Teleman che sono il derivato di un’altra band che si chiamava Pete And The Pirates e si è sciolta nel 2012. Le canzoni in Family Of Aliens parlano del desiderio di fuggire dal nostro pianeta, e forse per questo usano tanti suoni elettronici e ricordano David Bowie. Fun Destruction è quasi una riscrittura di Sweet Dreams degli Eurythmics, o almeno inizia come tale.

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