Ma Adesso Cambiamo Argomento

e parliamo di...



Vulnerabili

La prima volta che ho sentito parlare di Immanuel Casto ho pensato che fosse un coglione. Poi ho ascoltato Escort 25 e mi sono venuti i primi dubbi, fino a ricredermi completamente e capire che tutto quel parlare di sesso non era una pagliacciata fine a se stessa ma una splendida intuizione decadente della nostra civiltà. Per esempio il ritornello “Tutto ora, tutto vero, tutto dentro, tutto intero” non è qualcosa che per me si possa ballare a cuor leggero, nemmeno per scherzo, senza sentire l’umiliazione, l’autoinganno e almeno intuire la disperazione che tutti i coinvolti in questo gioco della prostituzione vivono, fingendo di essere felici e fottendosene degli altri oltre che ovviamente del pagare le tasse. Come personaggi della Dolce Vita di Fellini portati alle estreme conseguenze della loro brutalizzazione. C’è molta distanza tra il dono della gioia e un bagliore di piacere, e in Escort 25 la sentiamo tutta.

Il settembre del 2018 è stato insopportabilmente afoso. In uno di questi pomeriggi ho assistito a un incontro in Feltrinelli con Immanuel Casto, che presentava il suo album antologico L’età del consenso. Il titolo non si riferisce alla politica, come pensavo, ma ai 14 anni che corrispondono all’età del consenso sessuale in Italia (e anche agli anni di carriera dello stesso Immanuel Casto).

Tra le varie cose, l’artista mi ha colpito quando ha spiegato la differenza tra “debolezza” e “vulnerabilità”. Quest’ultima consiste nel mostrare agli altri la propria struttura interiore, per scelta o per necessità; mentre la debolezza consiste nel non avere una struttura. Chi ostenta forza, evitando di mostrarsi vulnerabile, spesso lo fa dunque per nascondere la propria profonda debolezza ovvero assenza di struttura interiore.

Quasi una citazione da un brano de Le Luci Della Centrale Elettrica, Qui: «È un superpotere essere vulnerabili».

« »