Ma Adesso Cambiamo Argomento

e parliamo di...



Uomini e profeti

«Ma tu credi in Dio?» è stata per molto tempo la domanda che temevo di più, perché da un lato ero consapevole che bisognava rispondere SÌ, e dall’altro mi sarebbe sembrato più sincero un NON SAPREI, SONO CONFUSO, mancandomi il coraggio di poter anche solo concepire un NO secco. La comunità dei cristiani all’epoca coincideva più o meno con la comunità degli umani, nel mio piccolo villaggio, e pur con tutte le mie perplessità e la tendenza all’isolamento sociale, non me la sentivo di escludermi dalla comunità degli umani.

«Credere in Dio» per gli italiani non ha mai significato infatti «Credere in Dio», ma ha significato e significa quello che il contesto suggerisce di volta in volta: può essere un modo per chiedere se appartentiamo al genere umano, o se apparteniamo all’etnia italiana, o più semplicemente se siamo buoni. Ma può significare anche il contrario: per i marxisti del secolo scorso, credere in Dio significava essere schiavi dell’ipocrita potere clericale e della corruzione democristiana.

Per me all’epoca, la bugia stava comunque non tanto nel dire credo in Dio, ma nel mostrarsi sicuro di qualcosa di cui ignoravo il significato stesso. Crescendo ho trovato varie possibilità per smarcarmi dal ricatto morale contenuto nell’odiosa domanda, ho imparato risposte come «Non credo in Dio, credo negli esseri umani», oppure «Ho un’idea molto personale di Dio», oppure «Non è mica detto che debba esserci un Creatore all’origine dell’universo, tutto si può essere autocreato, oppure può essere sempre esistito». Del resto, crescendo e andando a vivere a Bologna, ho scoperto che l’ateismo era diventato il modo migliore per farsi accettare e stimare dagli amici. Anche le altre religioni funzionavano, più o meno tutte, mentre il cattolicesimo quando sei studente universitario può essere segno di stupidità o di imbarazzanti frequentazioni politiche.

A distanza di molti anni da tutto questo, nessuno ormai sembra interessato al fatto che io creda in Dio o meno: l’argomento ha semplicemente perso importanza, come se riguardasse soltanto bambini e ragazzi, anche se apparentemente dovrebbe essere il contrario. Invece è giusto, perché diventando adulti, la domanda sull’esistenza si dimostra sempre più in tutta la sua superficialità, lasciando posto a quellaben più complessa su chi o cosa sia Dio. E come definirlo.

In apertura del suo libro Sulla quadruplice radice del principio di ragione sufficiente, Schopenhauer cita la formula di giuramento degli antichi pitagorici, dove si parla della «… quaterna nel nostro spirito, essa che è fonte e radice dell’eterno fluire della creazione».

Ecco dunque qualcosa che mi fa sentire più vicino a dare la mia autentica risposta: se come Dio intendiamo «un essere divino eterno, increato, unico, il quale esista prima di tutti i tempi e abbia creato tutto il visibile e l’invisibile», io credo che Dio non possa essere altro che un’idea, e non a caso la parola principio in italiano significa allo stesso tempo “idea” e inizio. Fu Leibniz per primo a definire il principio di ragione sufficiente, poi riveduto da Schopenhauer, e questo principio è la migliore definizione di Dio che io abbia trovato: una legge increata che sta alla base di ogni cosa creata e di ogni sua trasformazione.

E se Dio davvero fosse un’idea, come credo, questo fatto lo renderebbe fosse meno reale? Non credo. È come chiedersi se sia più reale l’iPhone o la mente che lo ha ideato. L’uno è concreto, l’altra è (anzi era) astratta, ma quell’idea sarebbe comunque esistita anche senza la realizzazione concreta dell’iPhone, mentre l’iPhone non sarebbe esistito senza la sua idea.

Quasi sempre provo fastidio nell’ascoltare i discorsi su Dio o sulla religione, in radio o in televisione o tra persone che chiacchierano. Ma non è che l’argomento non mi piaccia, anzi, forse è così importante e serio da non poter essere banalizzato. L’unica eccezione è una trasmissione di Radio3 che va in onda il sabato e la domenica mattina alle 9:30 e si chiama Uomini e profeti, dove vengono invitati ospiti di ogni orientamento per approfondire alcuni temi spirituali e generali. È molto semplice per me pensare che tutte le religioni meritano uguale rispetto, ma solo quando mi capita di ascoltare Uomini e profeti ritrovo questa attitudine al rispetto universale. Ovviamente si può ascoltare in podcast.

Il 13 ottobre 2018 hanno parlato di Oscar Romero, nell’attesa dell’imminente canonizzazione del vescovo salvadoregno ucciso nel 1980 sull’altare della chiesa, mentre faceva messa, da un sicario della giunta militare. L’ordine era venuto da Roberto d’Abuisson, leader del partito di destra Arena, per il quale le prese di posizione di Romero a favore dei poveri e degli oppressi rappresentavano una sfida imperdonabile: il monsignore aveva detto ai proprietari delle piantagioni che dovevano pagare di più i lavoratori stagionali, che non avevano nemmeno un tetto dove dormire.

Romero è passato alla Storia come “il martire del Concilio” e del cattolicesimo di sinistra portato alla ribalta da Giovanni XXIII e rilanciato oggi da Papa Francesco.

Nella nostra epoca attuale c’è un grande paradosso: la Chiesa è tollerante e progressista, mentre le democrazie occidentali sono xenofobe e fasciste.

« »