Ma Adesso Cambiamo Argomento

e parliamo di...



Stupore

Per vari anni, per la precisione intorno a quelli del liceo, sono stato tenacemente attaccato all’idea di una contrapposizione radicale tra il mondo delle idee e quello della realtà. Ma sarebbe meglio dire tra le idee e la parte tangibile e visibile della realtà, dato che anche le idee – ne ero convinto allora come oggi – appartengono al mondo della realtà.

Mi ero appassionato alla filosofia di Hegel, o almeno a quel suo adattamento adolescenziale che ne avevo fatto.

Mi ci è voluta parecchia vita in mezzo per accogliere la realtà dentro di me, smettere di considerarla un corpo estraneo, da sfruttare, possedere o da cui difendermi, in ogni caso ostile. Mi ci è voluto molto tempo per capire che le idee e la realtà visibile non sono in conflitto tra loro, ma sono diverse ed entrambe importanti come una madre e un padre, non avendo senso voler scegliere fra l’uno e l’altra.

Parlando di Isaiah Berlin, lo scrittore Mario Vargas Llosa ha encomiato la sua capacità di trattare le idee facendole «brillare, morire, scontrarsi, e cambiare con la vivacità con cui tutto questo capita agli eroi delle buone storie d’avventura». Così per me tutto il mondo delle idee esiste davvero in una dimensione narrativa e appunto avventurosa, intendendo come “idee” qualsiasi forma creativa assumano: così una canzone può essere come un personaggio di un film, e può incontrare un dipinto, parlare con una persona in carne e ossa, per poi fare l’amore con un libro.

Nel punto di incontro tra reale e ideale c’è lo stupore. Questa sensazione guida ogni nuova scoperta. Socrate dice «È proprio del filosofo quello che tu provi, di esser pieno di meraviglia; né altro cominciamento ha il filosofo che questo» (dal dialoto Teeteto di Platone). Goethe dice che la meraviglia «è la madre di tutto quanto c’è di bello e di buono», mentre per Bacone lo stupore è «il seme della conoscenza». Ad esso il multiforme filosofo russo Pavel Florenskij ha dedicato il saggio Stupore e dialettica, dove la dialettica è quella inesauribile e imprevedibile tra il pensiero e la vita, tra il significato e la realtà, un processo in continuo cambiamento, come una musica. Florenskij a pagina 56 del suo saggio nota che la parola greca tauma «indica un alto grado di turbamento dell’animo: quando la concentrazione d’un tratto si irrigidisce, l’uomo perde la propria consueta consapevolezza e si pietrifica alla vista di un qualche fenomeno inatteso: egli si stupisce, esce dalla mente, lascia la sua consueta consapevolezza, lascia se stesso… e perciò, stupendosi, va in estasi… in altre parole, la filosofia è un’uscita mistica da se stessi, è l’estasi dell’aver raggiunto il prodigio, è esperienza metapsicologica». Un orgasmo senza sesso.

« »