Ma Adesso Cambiamo Argomento

e parliamo di...



Cane broccolone

L’epoca dei blog comunque è finita, su questo non c’è il minimo dubbio.

Devo solo aggiungere – per onestà – che io lo pensavo già nel 2005. Ed è per questo che sono saltato sul carro dei podcast, i quali allora non somigliavano all’espansione online delle radio tradizionali, commerciali e ufficiali. Sembravano più simili alle cassettine tdk che quando ero piccolo mettevo nel registratore per incidere i miei blablabla. E i podcast sono altrettanto adatti per esprimere le velleità dei dj da cameretta.

All’inizio pensavo di chiamarlo Il Blogcast della Domenica (l’estensione naturale dell’omonimo blog appunto) e poi, visto che usavo spesso l’insensata espressione “il cane broccolone”, gli amici hanno cominciato a dirmi “Ciao cane broccolone!”, “Oh, cane broccolone, come va?” e insomma il cane broccolone si è imposto come il mio alter ego di quella fase. Quel nome peraltro non lo avevo nemmeno inventato io, ma Luca Sofri in uno scambio privato di mail (lui lo aveva usato in senso sarcastico, perché all’epoca non puntava un centesimo sui podcast, e io lo avevo preso in parola come Grillo dopo che Fassino lo aveva invitato a farsi un partito). Così il cane broccolone andò avanti con una puntata ogni domenica, per parecchie domeniche. Poi a un certo punto, credo, mi sono stufato della fatica tecnica che ci voleva per mixarlo con il mio pc.

Purtroppo di questo cane broccolone non restano quasi più orme sulla sabbia del web; e di certo non l’audio, che all’epoca pesava. C’è però su Soundcloud un Il Cane Broccolone alla festa dei radical chic (11 marzo 2011). Qui Enver lo evocava a proposito della mia tardiva laurea (era il marzo 2005 infatti). Qui venivo amabilmente preso in giro da EnzoP il 2 giugno 2005. E qui Enver mi chiamava ancora così, pur essendo ormai il 2006. Oggi non c’è più grande differenza di fatto tra il podcast e la vecchia radio, o magari non c’è mai stata chissà: alla fine si tratta solo di scegliere se ascoltarla in diretta oppure on demand, no? Nel 2018 seguivo ancora quelli più weird, come Coxo Spaziale su Radio Città Fujiko (che prima del covid era anche un ricco blog per le segnalazioni di eventi culturali a Bologna), e negli Stati Uniti i podcast di WFMU Radio. Peccato che Theory For Turntables, dedito ad analizzare i dischi pop attraverso raffinatissimi discorsi alla Umberto Eco, ha chiuso baracca nell’aprile 2018. È invece ancora vivo il network Overthinking It.

Del resto, nel 2021 compie 20 anni Polaroid che – oltre ad essere stato uno dei primi blogger e certamente il primo indieblogger, era in un certo senso un podcast fin dall’inizio (cioè prima ancora che esistessero tecnicamente i podcast stessi). E adesso tutto l’archivio di questi due decenni è raccolto nel collaterale Polaroid Blog Podcast. Monumento a una costanza che nemmeno la Democrazia Cristiana nei tempi d’oro: sempre pacato, sempre educato, mai un brano fuori posto, mai una parola fuori posto. Ora però in onda su “noi radio”, cioè NEU Radio. E con lo stesso impeccabile stile, mister Polaroid mette anche i dischi per Radio Raheem Milano (su Mixcloud).

Anche ciò che resta (praticamente nulla) di Radio Città del Capo si può ascoltare in podcast.

La mia parte mainstream invece ha sempre coltivato il guilty pleasure di Deejay Chiama Italia, lo storico programma di Linus e Nicola Savino. L’archivio delle puntate è sepolto nel sito web ma vale la pena esplorarlo anche andando a ritroso nel tempo: nelle 90 pagine attualmente disponibili, si può risalire fino al marzo 2009.

A parte questi, i miei podcast preferiti sono quelli di Radio3. Per esempio Battiti, Uomini e profeti, Fahrenheit, Wikimusic, Wikiradio, Qui comincia, Pagina 3, Radio3 Mondo, Prima pagina, Primo movimento, Lezioni di musica, La lingua batte, La Barcaccia, L’idealista, Hollywood Party, Tutta l’umanità ne parla, Zazà, A3 il formato dell’arte, Radio3 Suite, La grande radio, Pantheon, Radio3 sul 68, Memoradio, File Urbani, Piazza Verdi.

Su Radio24 ci sono: La rosa purpurea dedicato al cinema, Effetto Giorno (le notizie in 60 minuti), Effetto Notte (le notizie in 60 minuti), Il falco e il gabbiano di Enrico Ruggeri, Si può fare dedicata alle buone notizie, Smart City, 2024, Il cacciatore di libri, Melog di Gianluca Nicoletti.

Su Radio 2 c’era Ovunque 6 con Federico Bernocchi, che adesso fa altre cose. Il canale pubblico è andato molto peggiorando con gli anni, credo che abbia toccato il fondo nel 2021 con il Sanremo di Gino Castaldo.

Ma soprattutto su Radio Radicale c’era Stampa e regime; la rassegna del gigantesco Massimo Bordin, prima che se ne andasse il 17 aprile 2019. Oggi il programma continua senza di lui.

Tra quelli in inglese, uno dei più belli è americano e si intitola All Songs Considered della NPR.

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