Ma Adesso Cambiamo Argomento

e parliamo di...



Palestra

In passato avevo un pessimo rapporto con il mio corpo. Ricordo che una volta ero ancora piccolo, avrò avuto otto o nove anni, mi sono spogliato dal dottore. Mio padre che era lì ha commentato che sembravo un deportato di Auschwitz.

Intendeva dire che ero troppo magro, ma diciamo che avrebbe potuto comunicare in modo più carino quel giudizio – evidentemente condiviso da tutti, peraltro. Mi ci sono voluti molti anni per iniziare ad accettare la mia magrezza e poi addirittura apprezzarla, iniziando un proficuo rapporto di collaborazione al posto della guerra e dell’odio.

Non è un caso che fino all’adolescenza ogni mio tentativo di fare attività fisica sia stato fallimentare e spiacevole: era volto infatti a “cambiare” il mio corpo (all’epoca non potevo rendermi conto di quanto fosse assurda questa intenzione) invece che farlo stare bene.

Fu durante l’adolescenza che in varie fasi frequentai anche delle palestre, luoghi tamarri per eccellenza in cui il mio personale disagio si fondeva con quelli altrui – quasi tutti mi sembravano avere problemi lì dentro, ma di spesso di tipo opposto al mio – e condividere lo stesso ambiente risultava davvero imbarazzante per tutti.

Dall’università in poi, a Bologna, ho scoperto lo yoga che garantisce tutt’altro tipo di frequentazioni sociali e politiche. Ma in fondo mi piace l’attività fisica semplice.

Nel 2018 ho iniziato a fare stretching da solo, in casa. Mi piace. Utilizzo dei video su Youtube, anche se non capisco ancora perché tutto ciò che è legato a un’attività fisica generalista debba essere – almeno in Italia, non so a Berlino o a Londra – così smaccatamente tamarro.

Un video che uso molto è questo, dura 10 minuti e quando sto bene lo pratico anche due volte al giorno che fa comunque appena 20 minuti di attività: praticamente nulla, ma il mio corpo non chiede davvero di più.

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