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e parliamo di...



Nodi

Non ho mai fatto gli scout, e da piccolo diffidavo molto di loro perché puzzavano di azione cattolica. Tutti chiusi nelle loro uniformi in calzoncini corti come se non avessero una individualità, mi sembravano una versione buona dei balilla fascisti.

Però c’è una cosa che rimpiango. Se avessi fatto gli scout probabilmente avrei imparato alcune cose pratiche, e in particolare avrei imparato a fare i nodi alle corde. E oggi che vorrei imparare a farli non ci riesco, non trovo nessuno che possa insegnarmelo e nemmeno l’università di Youtube mi aiuta a fare progressi. Perché il nodo è qualcosa di molto tattile e tridimensionale, quando lo vedi fare in due dimensioni con un video o un disegno non lo puoi capire.

Ho trovato però un manuale dei nodi in cui il fondatore Baden Powell, spiega il loro principio fondamentale: un nodo fatto bene è un nodo che puoi sciogliere quando vuoi, ma al tempo stesso può resistere a qualsiasi pressione quando ne hai bisogno. Il nodo fatto male è invece un nodo che non è in grado di sopportare il peso, ma se vuoi scioglierlo volontariamente non ci riesci perché è troppo intricato e confuso.

Questo mi fa pensare al nodo come una metafora dell’amore, e infatti sarebbe la definizione perfetta per i rapporti di coppia. L’amore che fa bene resiste a tutto, ma ti lascia anche libero di andartene. L’amore che fa male è fragile e non ti supporta, però al tempo stesso vuole tenerti prigioniero.

E forse anche per questo la pratica giapponese del bondage è così stimolante per l’immaginario erotico. Imparare a fare i nodi mi consentirebbe dunque di approfondire questo versante, oltre che appendere all’occorrenza la mia nuova amaca portatile quando faccio una passeggiata nei boschi. Dunque voglio studiare il manuale pratico dei nodi.

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