Ma Adesso Cambiamo Argomento

e parliamo di...



MLOL

Quando abitavo con mamma e papà, leggevo i giornali che compravano loro: Repubblica sempre, e qualche volta Il Manifesto. C’erano anche i settimanali come L’Espresso e Diario.

Quando sono andato a vivere da solo i giornali ho continuato a comprarli per un po’, senza molta continuità. Poi ho scoperto che si potevano scaricare via Internet, senza troppi sbattimenti nonostante fosse illegale. Gli sbattimenti invece sono aumentati con il proliferare dei siti fasulli, delle trappole, dei link morti: una piccola ma chiara dimostrazione che a impedire la diffusione di informazioni non è il divieto, ma l’eccesso. Effetto paradossale della libertà.

Qualche mese fa ho scoperto l’esistenza di MLOL (la Media Library OnLine) e della sua versione regionale EmiLib. Dalla quale, con l’account della biblioteca, Sala Borsa, si ha l’accesso gratuito e legale ai principali quotidiani (oltre a ebook e audiolibri vari).

Così per esempio la domenica posso leggere Il Sole 24 Ore con il suo supplemento culturale, Repubblica con il supplemento Robinson, e Il Corriere della Sera con il supplemento La Lettura. C’è anche The Guardian, il quotidiano della sinistra inglese a cui sono tanto affezionato, e la sua corrispondente francese Libération, e ancora l’hipsterista Les Inrockutibles. Infine alcune riviste specializzate come Computer Music, Future Music e BBC Music.

Se la pacchia durerà, sarà il punto di arrivo nella mia carriera di lettore di quotidiani. Ma intanto vari periodici si rendono disponibili gratuitamente online in pdf.

In passato ho imparato molte cose dal Music Theory Online, una rivista di livello universitario.

Sempre di argomento musicale, c’è Crack Magazine di Bristol.

Poi c’è Zapruder, nata dal collettivo bolognese Storie in Movimento.

Oppure Improjazz, pubblicazione francese sul jazz.

O Wilder, rivista di fumetti inediti.

E poi esistono ancora i blog musicali vecchio stile, come quello del leggendario giornalista Everett True.

Una volta, anzi più volte nella mia vita, ho provato a immaginare una rivista fatta interamente da me. Non l’ho mai fatto ma per un po’ di tempo ogni settimana ne ho pubblicata la copertina, lasciando che fosse la fantasia del lettore a completare il resto Si chiamava Radical Pop, e questo era il numero 0.

Purtroppo non ho accesso al New Yorker, il mio oggetto del desiderio supremo. Ora ho scoperto che tutti i numeri, fino all’estate 2018, sono disponibili in una piccola biblioteca alla periferia di Bologna, la “Natalia Ginzburg” in zona Bellaria, ammucchiati senza attenzione. Che peccato. Comunque la sezione Goings On About Town relativa agli eventi newyorkesi è disponibile in buona parte anche online: c’è l’arte, la musica classica, la danza, la gastronomia, il cinema, la vita notturna, il teatro, le conferenze.

Per quanto riguarda il giornalismo musicale, il suo vertice per me è sempre stata la rivista londinese The Wire. Per vari anni sono stato anche abbonato, ma poi succede che quando sono abbonato smetto di desiderarla e non la leggo mai, anche se poi quando scade l’abbonamento lo rimpiango e sono tentato di ricascarci. Posso comunque leggere i sommari, che sono già di per sé pieni di stimoli e suggerimenti di nuove musiche da ascoltare.

Le riviste che esistono unicamente online invece, e che una volta chiamavamo webzine, sono sempre state considerate di serie B e in effetti spesso sembrano fatte apposta solo per aggiungere confusione: potremmo chiamarlo “inquinamento informativo”, o infoinquinamento.

Però ci sono anche delle pubblicazioni autorevoli, in particolare per la musica, a cominciare ovviamente da Pitchfork per la quale ho sempre avuto un misto di amore e odio. Però ho sempre avuto una predilezione per la raffinata The Quietus e l’anarchica Tiny Mix Tapes. Poi c’è Consequence Of Sound e Popmatters, e l’edizione internazionale di Noisey.

In passato ammiravo tanto l’edizione italiana di Noisey perché era molto dissacrante, oggi un po’ meno. C’è la bolognese The New Noise. Ed esiste ancora la celebre Rockit, che un tempo era il punto di riferimento di tutto il mainstrindie italiano.

Tra le webzine di cinema, c’è l’italiana Quinlan.

Tra quelle più in genere culturali, ci sono per esempio Paste Magazine, Talkhouse, Rivista Studio, Gli Stati Generali, Il Tascabile, Doppiozero, Che Fare ed Esquire Italia. Sulla televisione, Link.

Esistono anche gli archivi delle riviste del passato. Per esempio, la Biblioteca Gino Bianco offre quelle classiche della sinistra italiana del Novecento: Quaderni Piacentini, Quaderni Rossi, Quindici e molti altri.

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