Ma Adesso Cambiamo Argomento

e parliamo di...



Itpop

La mia infanzia si è plasmata all’interno di tante dinamiche degli opposti. Quando andavo in seconda elementare a Milano ero un povero bambino di campagna nella scuola dei ricchi della grande città. Il fine settimana facevamo i pendolari per andare a trovare mio padre che lavorava già a Gabicce Mare, in provincia di Pesaro ma al confine con l’Emilia Romagna che all’epoca era la provincia di Forlì. Poi l’anno dopo tutti a Gabicce, e stavolta ero un ricco bambino di città nella scuola dei poveri bambini di campagna. Ero fisicamente il più mingherlino e basso, e feci subito amicizia con il più grande e grosso. Credo che la mia fascinazione degli opposti dunque sia ben radicata nella mia storia profonda, insieme a quella per i confini, per i paradossi e per gli spostamenti continui.

Da grande, tra il 2008 e il 2009, mi è capitato ancora di vivere per un po’ di tempo lontano dalla città, in Abruzzo. In quel periodo lessi un libro di Primo Levi, I sommersi e i salvati, dove si insisteva molto sul concetto della “zona grigia” esistente tra il bene e il male, tra le vittime e i carnefici, tra l’innocenza e la colpa. All’epoca diciamo che lavoravo come giornalista musicale, e volli subito trasferire questa idea della zona grigia nel mio campo. Dove era molto viva la dialettica tra la musica indipendente – simbolo di autenticità, artisticità, bellezza, innocenza, vitalità, futuro – e la musica mainstream – simbolo di arroganza, avidità, falsità, corruzione, compromessi e decadenza. Ripensando a questa dinamica del mondo musicale attraverso il concetto di zona grigia, notai che la musica indie che circolava nel 2009 non era poi tutta così innocente, e che la musica mainstream non era tutta così corrotta. Il risultato fu la nascita della parola mainstrindie, che usai molto e che anche altri finirono per usare, per indicare tutta quella zona grigia della musica che non era totalmente indie né totalmente mainstream, ma un po’ dell’uno e dell’altro.

Negli anni successivi ho smesso di scrivere sull’argomento e la parola mainstrindie è stata dimenticata, ma ogni tanto ripenso a quanto ci avessi visto giusto nel cogliere un aspetto che poi si è allargato fino a diventare, dieci anni dopo, una parte preponderante della musica d’oggi.

Un’altra parola che avevo inventato, “m-blog”, indicava quelli che nel resto del mondo venivano chiamati “mp3 blog”: ma io spingevo per la loro propagazione anche in Italia e per questo avevo cercato (con un certo successo, devo dire) un’espressione più efficace per definirli.

Proprio questa mattina, sfogliando le pagine culturali del Washington Post, un articolo ricordava l’età dell’oro del music blogging dei tardi anni 2000, e in particolare un sito che si chiamava All Things Go. Quel sito esiste ancora e da qualche anno organizza addirittura un festival, All Things Go Fall Classic.

Un giovane pianista cinese in via di affermazione, Conrad Tao, racconta che gli mp3 blog dal 2010 al 2013 hanno esercitato su di lui «un’influenza enorme».

In Italia invece, in questi giorni di fine estate del 2018, hanno cominciato a circolare su Instagram i meme di un anonimo che si fa chiamare nonno indie, e che rievoca con nostalgia i personaggi più o meno noti della scena musicale indipendente di inizio secolo: quindici anni fa, un tempo ormai sufficiente a far scattare la voglia di revival.

Così, quando il nonno indie in questi giorni ha rievocato la parola “mainstrindie” associandola all’itpop attuale di Thegiornalisti e Calcutta, ho provato un dolce sentimento di nostalgia e mi sono sentito felice di essere a mia volta una specie di nonnino che ha visto nascere qualcosa e adesso vede quel qualcosa diventato adulto: e anche se non certo per suo merito o per sua colpa, si sente comunque partecipe di tutto questo. Mi è anche tornato in mente che qualche anno fa scrissi un piccolo pezzo dal titolo L’indie spiegato ai miei pronipoti, in cui mi immaginavo proprio nei panni di un nonno indie, anzi un bisnonno, che raccontava alle nuove generazioni quel piccolo mondo della sua giovinezza. Al termine del racconto, però, il bisnonno scopriva che i bambini si erano addormentati per la noia.

Io credo che alla fine questo cosiddetto itpop e la trap si fonderanno in unico insieme, essendo le loro distinzioni più superficiali che reali.

Alla fine del 2018 ho pensato a una playlist dell’anno che riassuma il senso di questo macrogenere, che trova in Carl Brave il suo perfetto anello di congiunzione:

  • Ghali, Cara Italia
  • Thegiornalisti, Controllo
  • Carl Brave ft. Francesca Michielin e Fabri Fibra, Fotografia
  • Sfera Ebbasta, Rockstar
  • Calcutta, Kiwi
  • Leo Pari, Montepulciano
  • Zen Circus, Il fuoco in una stanza
  • Motta, Quello che siamo diventati
  • Cosmo, Quando ho incontrato te
  • Frah Quintale e Giorgio Poi, Missili
  • Pop X, Litfiga
  • I Camillas, Errore romantico
  • MYSS KETA, Ultima botta a Parigi
  • Generic Animal, Tsunami
  • Francesco De Leo, Lo zoo di Torino
  • Ketama126, Lucciole
  • Liberato, Je te vojo bene assaje
  • Tedua, Vertigini
  • Bianco, 30 40 50
  • La Rappresentante di Lista, Questo corpo
  • Nu Guinea, Disco sole
  • Caso, Fosbury
  • Achille Lauro feat. Cosmo, Angelo blu
  • Dark Polo Gang, Cambiare adesso
  • Salmo, Stai zitto
  • Gigante, Guerra
  • Dutch Nazari, Calma le onde
  • Campos, La notte il giorno
  • Baustelle, Perdere Giovanna
  • Paletti, La notte è giovane

Ho salvato questa playlist chiamandola “itpop 018” in un mixer online, Web Audiosource – dove sono attivo con il mio solito nick, ilblogdelladomenica.

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