Ma Adesso Cambiamo Argomento

e parliamo di...



Giovanni XXIII

I Giovanni Ventitreesimo, tanto per cominciare, sono stati due.

Il primo si chiamava Baldassarre Cossa, nato forse a Napoli intorno al 1365, eletto Papa dal Concilio di Pisa nel 1410 e morto a Firenze nel 1419. Indro Montanelli lo descrive così:

«Cossa aveva tutte le qualità che un sacerdote non dovrebbe avere: era un politicante ambizioso e accorto, un amministratore abile e rapace, un generale sagace e spietato. Perché avesse fatto il prete invece che il condottiero, non si sa. Ancora meno si sa perché lo elessero Papa, e in un momento come quello. Stando al suo segretario Poggio Bracciolini, egli aveva sedotto duecento fra ragazze, spose, vedove e suore. Né intendeva abbandonare questa piacevole attività, ora che aveva indossato la tiara».

Non è lui evidentemente quello della carezza del Papa cui è dedicata la canzone dei Virginiana Miller. Infatti Giuseppe Angelo Roncalli, proprio poco tempo prima di essere eletto come il “vero” Giovanni XXIII, dichiarò che Cossa era stato un Papa illegittimo: un antipapa dunque, come è considerato tutt’oggi.

Roncalli veniva da una povera famiglia del bergamasco, e alcuni anni fa è stato ordinato santo da Francesco. Fu il primo papa mediatico, con tratti di populismo. È lui a inaugurare i bagni di folla, i viaggi fuori dal Vaticano, e l’apertura della Chiesa al mondo e alle nazionalità diverse da quelle europee: nel 1960 nomina il primo cardinale nero, l’africano Laurean Rugambwa, il primo cardinale giapponese (Peter Tatsuo Doi) e il primo filippino (Rufino Jiao Santos). Sua anche la nomina del primo santo nero, il peruviano Martin de Porres, che stava in lista di attesa da vari secoli.

Nel 1959 convoca a sorpresa il Concilio Vaticano II, svoltosi poi dal 1962 al 1965 e paragonabile per importanza al Concilio di Trento. Il discorso della Luna, quello della carezza, lo improvvisa proprio la sera di apertura del Concilio (l’11 ottobre). Ma la cosa più divertente è che, per chissà quale miracolo di sincerità, è stato soprannominato “il Papa Buono”: come dire che visto il ruolo, questa caratteristica non è affatto scontata.

E Giovanni XXIII, quello buono, ne dà prova anche durante la crisi dei missili a Cuba (1962); il momento in cui probabilmente si è arrivati più vicini alla guerra nucleare globale. Lui invia un messaggio di pace a Krushev attraverso l’ambasciatore sovietico a Roma, per convincerlo a desistere dal braccio di ferro con Kennedy. E la crisi infatti si risolve, ma chissà, difficile dire se davvero sia stato merito suo. Potremmo cercare la risposta nei libri di Storia, certo, ma il paradosso è che la Storia ormai non la scrivono più gli storici: la scrivono le serie tv, i film, al limite i documentari.

E aggiungerei, anche, i giochi da tavolo e i videogame. Alla guerra fredda per esempio è dedicato il gioco da tavolo Twilight Struggle (che è anche online, e questo è il manuale). Il titolo si potrebbe tradurre come L’incerta lotta ed è una citazione del famoso appello di Kennedy: «Non un appello a imbracciare le armi, pur necessarie, ma un appello a sopportare il peso di una lunga e incerta battaglia, una battaglia contro i nemici di ogni uomo: la tirannia, la povertà, la malattia e la guerra stessa». Il gioco è per due persone, giustamente, perché un giocatore guida gli Stati Uniti e l’altro l’Unione Sovietica. Per vincere bisogna guadagnare il maggior numero di “punti vittoria”, e nello stesso tempo allargare la propria influenza sul maggior numero di paesi del mondo giocandosi al meglio le carte che si hanno: per esempio, se sono l’Unione Sovietica posso giocare la carta “Decolonizzazione”, e questa mi consentirà di mettere le mie pedine uno o più paesi appena divenuti indipendenti, rendendoli filosovietici. Oppure posso giocare la “Crisi di Suez” e rimuovere le influenze americane da Francia, Regno Unito e Israele.

Se invece sono gli Usa, posso per esempio giocare la carta “CIA” (spionaggio) grazie alla quale l’avversario viene costretto a mostrarmi tutte le sue carte, dandomi modo di preparare eventuali contromosse. Oppure posso giocare la carta “Duck and cover”, come il nome della tecnica di protezione personale ideata per difendersi dalle conseguenze di un’esplosione atomica: la carta “Duck and cover” mi consentirà di abbassare l’indice DEFCON che misura la possibilità di guerra nucleare, e nel contempo guadagnare punti vittoria.

In qualsiasi momento, un giocatore può usare la carta “Intervento dell’ONU” per annullare gli effetti della mossa avversaria. Su Youtube ci sono video che spiegano come funziona Twilight Struggle, e ci sono anche delle partite commentate: ad esempio quella caricata nel 2014 da The Penksy File, divisa in due turni. Lo stesso tipo ha messo online una lunga serie di partite in cui gioca online contro altri esseri umani. Si può giocare anche contro l’intelligenza artificiale. Peccato che in lingua inglese si faccia un po’ fatica a seguire le spiegazioni, ma per fortuna c’è anche un tutorial italiano del 2011. Io avevo comprato la versione per cellulare, costa poco davvero non si possono fare questi giochi su uno schermo così piccolo.

Certamente è un gioco complesso, ma mi pare di poter dire che Giovanni XXIII, il buono, non vi compare per niente. Forse era difficile disegnare il Vaticano sulla mappa terrestre, e ancora più difficile misurare in termini pratici – che sono poi l’unica cosa importante, nel gioco – gli effetti delle sue politiche e delle sue encicliche. O forse il problema è che noi civili (per non dire “noi insegnanti, artisti, intellettuali sfigati”) tendiamo leggermente a sovrastimare l’impatto delle forze spirituali su economia e politica. Dunque grossa delusione constatare che in Twilight Struggle non c’è Bob Dylan, non ci sono i Beatles, e nemmeno Pupo e Albano e Romina: che come noi italiani ben sappiamo, furono i cavalli di troia decisivi che ci permisero di sgretolare l’impero del Male.

« »