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Dilemma di Buridano

Mio padre mi raccontò più di una volta la favola di quell’asino che, avendo a disposizione davanti a sé un sacco di cose da mangiare, passò talmente tanto tempo a decidere quali scegliere che alla fine morì di fame.

Una storia apparentemente scherzosa, paradossale, che in realtà è molto più realistica – e dunque drammatica – di quanto non sembri. Mi riconosco infatti fin troppo in quell’asino, esitante, e capisco bene il suo dilemma: probabilmente anch’io, chissà quante volte, non sapendomi decidere tra due possibilità che erano entrambe accettabilissime, ho finito con il perdere sia l’una che l’altra.

Il problema dei problemi di abbondanza, infatti, è che spesso andiamo alla ricerca di una ragione per decidere: se questa ragione esiste, sarà facile fare una scelta. Ma se questa ragione non esiste, e le possibilità davanti a noi sembrano tutte ugualmente buone, allora è solo l’istinto che può imporsi, posto che sia abbastanza pronto e forte per farlo; altrimenti la razionalità, presa dai suoi ragionamenti oziosi, ci bloccherà in un loop senza uscita. È proprio questo il dilemma che mi si presenta quando sono a casa da solo per cena, e voglio decidere cosa cucinare e quali ingredienti andare a comprare.

Ho provato a sfogliare riviste, siti online e social, e ricopiarmi ricette, oppure aspettare una mia ispirazione che però non arriva quasi mai: e così sento lo spettro dell’asino che incombe. L’ampiezza degli ingredienti a disposizione in questa epoca storica, senza più alcun limite di disponibilità stagionale o geografico, rende questo imbarazzo addirittura vertiginoso.

Alla fine ho pensato di guardare i menù di alcuni ristoranti bolognesi, che per professione si assumono la responsabilità di quelle scelte giornaliere che io non riesco a fare. E così posso copiare le loro.

Per esempio c’è lo Zenzero Bistrot, un posto vegan friendly che ha un menù per il pranzo e un menù per la sera.

Oppure la Sfoglia Rina, con un menù che cambia ogni settimana. E sulla homepage suggerisce “la ricetta del mese”.

Alcuni menù sembrano forse troppo ambiziosi per le mie capacità culinarie, come quello del Posto di Via Massarenti o dell’Arcimboldo, ma si possono tenere presenti per qualche occasione particolare. Molto raffinato anche il menù del mese della Gatta in via Bellaria. E ancora i due menù del B+ di Casalecchio di Reno dove io e Alessia abbiamo passato tanti bei momenti.

Per quanto riguarda la mia città di origine, apprezzo per esempio la creatività dei nomi dei piatti offerti dal Gattò Milano.

A Washington ci sono tanti ristoranti italiani o ispirati alla cucina italiana, per esempio Centrolina e Casolare.

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