Ma Adesso Cambiamo Argomento

e parliamo di...



Autostoppismo cognitivo

Non esistono momenti insignificanti, adesso lo so. Ma all’epoca, pensavo che ogni giornata ne fosse piena, e anzi che la vita stessa potesse offrire quasi solo momenti insignificanti al mio appetito di teenager; alternati, raramente, a qualcosa di speciale. Di certo, la prima volta che vidi un browser sullo schermo – o che ascoltai lo stridore futuristico del modem alla faticosa ricerca di una connessione – dovette sembrarmi una curiosità come tante, sicuramente non indimenticabile, e infatti l’ho dimenticata. È sparita come le orme di un cane sulla sabbia, e nemmeno Proust potrebbe andare a ricostruire quel momento nella mia memoria; e del resto, sembra che anche gli addetti ai lavori al momento del loro “primo clic” abbiano commesso lo stesso mio errore di aspettative.

Viceversa ci sono tanti cambiamenti molto attesi, annunciati come epocali e rivoluzionari, che a distanza di anni non hanno mantenuto le promesse. Il MiniDisc, per esempio. Cosa pensavo che fosse questa trovata di Internet, a cosa mai sarebbe potuta servire, in confronto alla meraviglia dei MiniDisc? Quelli sì che pensavo mi avrebbero cambiato la vita. Eh.

Come anche il Commodore 128, che il papà mi aveva regalato per un qualche compleanno, forse l’ottavo, forse il nono. La prima connessione della mia vita dovette invece avvenire più o meno dieci anni più tardi, e comunque verso il 1994, quando fece l’ingresso in casa il mio primo Intel 486. Può darsi che qualcosa mi abbiano fatto vedere proprio in occasione dell’acquisto, può darsi che mi abbiano dato un indirizzo email, anzi è probabile. Il browser all’epoca si chiamava Netscape, questo me lo ricordo. Come mi ricordo che il mio primo sito web si chiamava Geocities, un’immaginaria città nella quale potevo mettere tutte le cose che pensavo, e si poteva saltare da una città all’altra.

Oggi esiste il regno della memoria di Geocities, una sorta di necropoli dell’antico world wibe web. L’ho trovato su Metafilter, un grande contenitore di interessanze che a sua volta ricorda quell’elitaria età dell’oro. Per non dire di Ubuweb, che riporta ancora fieramente l’insegna “founded in 1996” come fosse una bottega del centro storico: ogni volta che ci vado mi sembra di sentirlo ancora, lo stridore del modem.

All’epoca era come fare l’autostop tra strade immaginarie, fatte non di asfalto ma di idee. La mia paginetta di Geocities deve essere nata intorno al 1995 o 1996, chissà. Ma nel fondo, il mio modo di vivere Internet non è mai davvero cambiato da allora: è quello di un vagabondo che arriva, vede, prende un pezzetto e poi riparte. Un vagabondo della conoscenza. Un autostoppista cognitivo. Che certo potrebbe volendo comprarsi una macchina, ma a costo di perdere la leggerezza.

Ogni cosa che vedo, che leggo, che ascolto, è per me come l’incontro con un guidatore che mi dà un passaggio da un punto all’altro dell’universo. A seconda di quante possibilità di nuovi spostamenti ci sono in quel punto, avrò la sensazione che quel punto in cui sono capitato sia più o meno interessante. Ed è strano per me che nella lingua italiana non esista il sostantivo “interessanza”, perché se esistesse lo userei proprio durante i miei vagabondaggi: potrei misurare ogni cosa che vedo, che leggo, che guardo in base alla sua “interessanza”, o connettibilità cognitiva, ovvero alla sua capacità di creare un certo numero di connessioni che mi portino verso altre cose, le quali a loro volta mi porteranno verso altre ancora. Per esempio se studiando un argomento scopro 10 possibili approfondimenti da fare, significa che l’interessanza di quell’argomento è 10. Se quell’argomento mi suggerisce altri 3 argomenti, la sua interessanza è 3. Ma se non mi suggerisce nulla, se è un punto morto, la sua interessanza è zero e per ripartire dovrò prima raggiungere altri argomenti, ad esso scollegati, e dotati di interessanza cioè di connettibilità.

Oggi sono soprattutto le newsletter a offrire passaggi di questo tipo agli autostoppisti cognitivi. Il primo che ho cominciato a seguire fu Brainpickings.

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